Betta splendens  – La storia del gladiatore che divenne imperatore

 

Sua maestà il Betta splendens è per l’Asia ciò che il Discus è per l’Amazzonia. L’Asia ha in questo piccolo pescetto il suo piccolo Imperatore d’oriente, sua maestà il Betta splendens. Scoperto da Regan nel 1910, conosciuto anche come Betta plakat, piccolo combattente del Siam, è certo che questo pesciolino di pochi centimetri ha lasciato un solco profondo nella storia dell’acquariofilia, ancora oggi, grazie al suo splendore e alle sue fantastiche livree continua ad attirare a se migliaia di fans in tutto il mondo. Tra queste righe vogliamo raccontarvi la storia di questo piccolo gladiatore divenuto imperatore.

Il Betta Splendens dà il nome al complesso Betta all’interno del genere.
Il nome con cui è comunemente identificato nei luoghi d’origine Plakat è legato alla diffusa pratica di far combattere i Betta tra loro a causa delle loro indole molto aggressiva tra conspecifici.

classificazione

Ordine Perciformes

Sottordine Anabantidaidei

Famiglia Osphronemidae

Sottofamiglia Macropodusinae

Genere Betta

Specie Betta splendens

Distribuzione

Fù individuato per la prima volta in Thailandia nel bacino del fiume Chao Phraya che scorre nella Thailandia centrale. Questo ha fatto si che questo piccolo pesce fosse da quel momento identificato con la Thailandia, ma in verità si trovano ceppi selvatici di Betta splendens anche in Cambogia e in aree limitrofe.

 

Habitat

Le paludi, risaie tipiche della penisola Malacca,  ma anche fossati lungo le strade, ruscelli lenti e laghetti, acque sempre ricche di vegetazione intricate, foglie, fondi spesso fatti di fango, tappeti di foglie morte e marcescenti, ma anche sabbia mescolata a sedimenti pluviali, spesso contenenti poco ossigeno, queste sono le acque abitate dal Betta splendens in natura.

 

I Monsoni spesso stravolgono in pochi minuti il clima delle vaste paludi Malacche, le temperature anche se con forti oscillazioni durante l’arco dell’anno e delle stesse giornate si aggirano in media intorno ai 21°- 30°C.

La forma selvatica di Betta spl. Sembra sopportare bene valori di pH molto diversi, benché nel suo areale i valori di riferimento sono dati da acque acide quindi compresi tra 5.0 e 6.8. sembra che gli sconvolgimenti ambientali, spesso prodotti dall’uso indiscriminato del suolo abbia spinto popolazioni di Betta fino alle coste, dove sopravvivono senza apparenti problemi a valori che si aggirano intorno a 8.0 di pH.

Questo tuttavia, come vedremo più avanti, non deve influenzare i valori di allevamento del Betta splendens, anche perché la selezione del pinnaggio molto appariscente e la ridotta robustezza legata all’alta selezione consigliano valori per questi ultimi, leggermente acidi o prossimi alla neutralità.

Cattività

Ragionare intorno all’habitat del Betta splendens, nella sua forma selvatica, ci permette di affrontare le questioni relative al suo allevamento in maniera molto più coerente e consapevole, come è giusto che sia per chiunque vuole cimentarsi nell’opera di conservazione di questo splendido pesce. Un acquario per ospitare almeno una coppia di questi meravigliosi pesci non dovrebbe essere inferiore ai 80 cm di lunghezza e avere una capacità di almeno 60/100 litri, questo dovrebbe essere sufficiente per una coppia.

Parlando dell’habitat tipico di questo pesce abbiamo parlato di ruscelli lenti, stagni, pozze d’acqua, ricche di vegetazione.

Ne consegue che la vasca che desideriamo dedicare a questa specie dovrà necessariamente essere ben piantumata, la superficie dell’acqua dovrà presentare diverse zone d’ombra facilmente ottenibili con qualche pianta galleggiante come la Salvinia oppure la Riccia. Essendo che la superficie ridurrà drasticamente la luce che penetrerà sul fondo della vasca, qui si opterà per delle Cryptocorine, completeranno bene l’opera del Microsorum e il Taxiphyllum. Aggiungiamo dei pezzi di legno che creeranno ulteriori zone d’ombra ed il layout sarà perfetto.

Non dimentichiamoci come abbiamo visto che le acque del Betta sono ricche di fogliame in marcescenza, anche noi vogliamo aggiungere queste foglie alle nostre vasche. La più nota in Italia è la foglia di mandorlo indiano, conosciuta anche come Catappa. Tuttavia ci sono altre foglie che possono essere inserite in vasca per ottenere i medesimi risultati ad esempio sembra siano molto utilizzate le foglie di faggio ma anche quelle di rovere. Ovviamente dovranno precedentemente essere state essiccate come le foglie di mandorlo indiano.

Personalmente ho utilizzato in via sperimentale, per altre specie di Betta la foglia del castagno, anche questa da una ricerca effettuata e da esperienza diretta sul campo è un ottima foglia da inserire in vasca, tuttavia a parte alcune note rilevate da varie fonti non sappiamo se e quanti oligoelementi sia in grado di rilasciare in acqua.

L’inserimento di queste foglie produce effetti benefici sulla qualità dell’acqua che si arricchisce appunto di oligoelementi e sulle colonie di infusori che si nutriranno delle foglie in decomposizione.

Questi microrganismi al momento opportuno saranno una preziosa fonte di cibo per avannotti.

Per il sistema di filtraggio si dovrà pensare ad un filtro molto lento. Io ho posto sulla bocca d’uscita dell’acqua del muschio, che oltre ad apprezzare moltissimo questa posizione, infatti lo farà proliferare, costituirà una barriera naturale al flusso dell’acqua che sarà così rallentato. Si potrebbe eventualmente anche optare per un semplice filtro meccanico gestito da un areatore.

Se dovesse servire, ricordiamo che le vasche per il Betta vanno rigorosamente coperte per due motivi. Il primo è legato alle sue doti di saltatore, dovute alle sue ancestrali esperienze. Essendo in natura spesso costretto a saltare per sopravvivere o alla semplice ricerca della femmina per la sopravvivenza della specie, di pozza in pozza. Il secondo è legato alla necessità del Betta di portarsi in superficie per respirare aria dalla quale, grazie al labirinto ne preleva l’ossigeno per respirare. Ne consegue che la superficie dell’acqua immediatamente superiore al pelo dell’acqua dovrà presentare una temperatura abbastanza elevata e costante.

La temperatura in vasca dovrà essere impostata intorno ai 23°-30°C.

I valori dell’acqua saranno alla luce di tutto quanto ci siamo detti i seguenti :

 

pH 6.0 – 6.8

GH<14

KH<5

Conducibilità : 0 – 250 ppm

Nelle umide pozze asiatiche si radunano ogni tipo di insetti, oltre che alle loro larve, questo ci da una chiara indicazione di come dovremmo alimentare il nostro Betta, prediligeremo quindi degli alimenti vivi oggi ormai facilmente reperibili come: dafnie, anguillole, artemie, grindal. Oggi si trovano anche diversi alimenti di quelli menzionati surgelati, ma anche i bloodworm. Anche questi sono molto appetibili e ben accetti dal betta, oltre ad avere in se tutti i valori nutrizionali necessari ad una sana crescita del nostro Betta.

Inoltre si trovano anche molti mangimi granulari di ottima qualità alla cui base vi sono le artemie oltre a carotenoidi e alimenti vegetali utilissimi alla salute del Betta, in merito è bene ricordare che si può integrare la dieta del nostro beniamino con delle verdure come gli spinaci.

Se poi in particolare in estate vogliamo dedicarci alla cattura di piccoli insetti come come grilli o moscerini della frutta Drosophila loro mostreranno di gradire molto l’integrazione di questi nella loro alimentazione.

Un capitolo a parte lo riserviamo ai coinquilini del Betta. Se si desidera realizzare una vasca dedicata a lui si potrebbe inserire un harem di femmine, oppure anche una sola coppia. Queste saranno le condizioni ottimali, se desideriamo dedicarci a qualche tentativo di riproduzione.

 

Diversamente, se le dimensioni della vasca lo consentono, possiamo realizzare intorno al nostro Betta una vasca biotopo.

Certamente si dovranno scegliere specie molto tranquille. Queste potrebbero essere ad esempio dei Pangio khulii, anche delle Rasbora a patto che la vasca disponga di una ampia area per il nuoto circondata da una fitta vegetazione.

Per la riproduzione vale quanto detto per la specie a show, la quale conserva il medesimo atteggiamento riproduttivo.

Note:

Questa specie è stata ibridata negli anni con il Betta splendens domesticus (show o commerciale), B. imbellis e B. sp e anche il ‘ Mahachai. Queste ibridazioni sono avvenute spesso per volere dell’uomo, ma anche per incuria dello stesso, in quanto sono state liberate in aree alcune delle specie su menzionate che hanno, in maniera naturale, ibridato le specie endemiche di Betta spl. Sporcandone in maniera irreparabile la purezza genetica.

Se volete approfondire questo ed altri argomenti venite a trovarci sul nostro forum.

Fonti bibliografiche :

  1. Regan, C. T., 1910 – Proceedings of the Zoological Society of London 1909(4): 767-787
    The Asiatic fishes of the family Anabantidae.
  2. Tan, H. H. and P. K. L. Ng, 2005 – Raffles Bulletin of Zoology Supplement (13): 43-99
    The fighting fishes (Teleostei: Osphronemidae: Genus Betta) of Singapore, Malaysia and Brunei.
  3. Tan, H. H. and P. K. L. Ng, 2005 – Raffles Bulletin of Zoology Supplement (13): 115-138
    The labyrinth fishes (Teleostei: Anabantoidei, Channoidei) of Sumatra, Indonesia.
  4. Witte, K.-E. and J. Schmidt, 1992 – Ichthyological Exploration of Freshwaters 2(4): 305-330
    Betta brownorum, a new species of anabantoids (Teleostei: Belontiidae) from northwestern Borneo, with a key to the genus

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Massimo Butera
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