La vasca biotopo per il Betta splendens

Molti che acquistano un Betta splendens non sempre lo fanno con la consapevolezza di dovergli creare un ambiente idoneo ai suoi bisogni vitali immaginano di poterlo accomodare in una piccola vaschetta di plastica. Questo perchè quasi certamente quando abbiamo comperato il nostro piccolo bullo (Betta splendens), lo abbiamo prelevato da un bicchierino d’acqua mezzo pieno. Certo il Betta splendens è un pesciolino molto rustico, si adatta a condizioni di vita che definirei estreme. Pensate che in natura in alcuni periodi particolari dell’anno, durante le secche, capita che è costretto a sopravvivere nel fango o addirittura tra le foglie appena umide in attesa che giunga la stagione delle piogge con i suoi Monsoni a ridonargli la libertà.

Ma con questo che abbiamo appena detto, non significa che possiamo relegare la sua esistenza in un bicchierino o una piccola boccia di appena qualche litro!

Tranquilli ! il nostro Betta Splendens non ha neppure bisogno di un acquario molto grande, basterà provvedergli una vasca di almeno 30 litri e il gioco è fatto. scegliendo i compagni giusti, può vivere pacificamente in un acquario di comunità, a proposito, niente Barbus e sopratutto niente conspecifici!!! I Barbus vedono le sue graziose pinne penzolanti e tendono a mordicchiarle, mentre tra conspecifici fanno a botte finchè uno dei due non soccombe. Detto questo, il nostro Betta diremo che è l’inquilino ideale per un acquario di tipo Olandese, pieno zeppo di vegetazione, e perchè no anche un Nano-acquario o un Mini-acquario. Come vi dicevo è molto adattabile.

L’ambientazione più idonea per un Betta è certamente un Biòtopo di tipo Asiatico, utilizzeremo questo termine identificativo in senso ampio, perchè l’Asia nasconde in se in realtà, varie tipologie di biòtopi, come paludi, risaie, fiumi impetuosi e laghi, noi utilizzeremo questo termine per indicare un “biòtopo” dove allevare principalmente il nostro Betta. Vi proporremo quindi i pesci, le piante adatte, parleremo anche delle vasche e della la tecnica.

Iniziamo quindi ha fare un’analisi dei luoghi paludosi del Sudest-Asiatico.  Tendenzialmente le paludi asiatiche risultano essere molto ricche di vegetazione in ogni anfratto, sia per quanto riguarda i margini degli acquitrini sia all’interno. Questa massiccia presenza di  piante in superficie rende ovviamente i fondali ricchi di vegetazione in decomposizione, e quindi fangosi e molto scuri.

Le paludi sono costellate da alberi, che vivono addirittura dentro gli acquitrini paludosi creando come se non bastasse delle zone d’ombra. Trattandosi di pozze, acquitrini, terreni allagati, possiamo facilmente comprendere come durante la stagione secca l’ambiente Asiatico che stiamo osservando cambi drasticamente.

L’acqua evapora velocemente la palude si frastaglia fino a formare degli acquitrini con acqua bassa. Addirittura alcuni pesci (come il Betta) sopravvivono a questo periodo schiacciati tra le foglie umide ed il fango, che resistono al ritirarsi delle acque, riuscendo così a sopravvivere grazie a quello straordinario apparato che conosciamo come “labirinto” che permette loro di ricavare l’ossigeno necessario dall’aria stessa.

Il ritorno delle piogge segna l’inizio del periodo fertile e riproduttivo, lentamente le pozze si riempiono e si collegano l’una all’altra liberando i pesci dalle loro prigioni naturali dove molti sono sopravvissuti anche grazie alle loro straordinarie capacità adattive.

Aumenta anche la presenza di cibo, composto da insetti, larve di zanzare che infestano queste paludi, semi e frutti, così pian piano si creano quelle condizioni ideali alla riproduzione. Ed iniziano nel silenzio della palude e i canti delle risaie, i giochi a volte cruenti di corteggiamento, preparatori all’accoppiamento.

Il fondale risulta essere particolarmente ricco di nutrienti e ferro, il fango che mantiene il calore alto fa si che  le piante crescano velocemente, ed entrino in competizione l’una con l’altra. Anche le piante galleggianti diventano quasi infestanti occupando vaste aree velocemente e creando luoghi adatti per la riproduzione di diverse specie di pesci (Betta inclusi).

biotopo asiatico

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Le acque molto lente delle paludi a volte addirittura stagnanti non favoriscono gli scambi gassosi con l’aria esterna, ne risulta un ambiente generalmente povero di ossigeno dove l’unica fonte di risultano essere le piante presenti abbondantemente nei fondali di queste paludi.

Tuttavia dal crepuscolo in avanti con il passare delle ore le piante smettono di produrre ossigeno ed iniziano anche esse a produrre anidride carbonica. Ancora una volta viene in aiuto ad alcuni abitanti delle paludi il labirinto che gli consente di ricavare ossigeno direttamente dall’aria, mentre le Rasbora si mantengono nelle zone aperte e piccoli ruscelli che alimentano le paludi dove l’ossigeno risulta più abbondante.

In un ambiente del genere molti pesci hanno dovuto studiare mezzi alternativi oltre alla vista per muoversi nella perenne penombra delle paludi ed ecco perché la selezione naturale ha mantenuto in queste aree pesci provvisti di lunghi barbigli come i vari Gurami.

   

Possiamo cosi iniziare a trarre le prime deduzioni necessarie all’allestimento di un acquario Biòtopo  Sudest-Asiatico. Certamente saranno da prediligere acque con presenza di tannino, leggermente ambrate e con vegetazione in superficie, dove i nostri Gurami potranno muoversi tranquillamente nella penombra senza sentirsi minacciati.

Personalmente consiglierei una vasca scoperta dove si possono alloggiare diverse piante che necessariamente anche alla luce di quanto detto sono un elemento importante della nostra vasca, dove potremo volendo alloggiare anche diverse piante galleggianti.

Tuttavia queste vasche necessitano di accorgimenti particolari,  sia perchè il  Betta in particolare è un ottimo saltatore e sia perchè tutti gli Anabantidi, si portano in superficie per respirare aria, esistono tuttavia degli ottimi compromessi, vasche dove la profondità ed un sapiente posizionamento dei vetri ci permette di godere dello straordinario effetto tridimensionale delle vasche scoperte.

Ridurremo al minimo la presenza di rocce e legni potremo introdurre invece del bambù che in una vasca scoperta crescerà rigoglioso verso l’esterno. Bisognerà anche ricreare un ambiente povero di ossigeno arricchendo la nostra acqua con anidride carbonica (CO2) per favorire la crescita delle piante ed evitando di creare turbolenze di superficie affinché non siano annullati gli effetti della somministrazione di CO2.

L’acqua dovrà essere quindi molto tenera (GH>5°) e leggermente acida (pH 6,8), sul fondo utilizzeremo un ghiaino fine arricchito con  torba e magari anche riscaldato da un cavetto riscaldante.

Come piante utilizzeremo sul fondo delle Criptocoryne come piante basse , lHygrophila   , ma anche del Microsorum, in superficie  Riccia fluitans  che creerà degli angoli adatti ai nostri pesci. Delle piante menzionate ne esistono diverse colorazioni e diverse forme foliari cosi che potremo sbizzarrirci nell’allestimento della nostra vasca.

Come pesci potremo introdurre delle Rasbore molto vivaci ma al contempo pacifiche. Oppure tutto il genere dei gurami, Colisa Lalia, Tricoghaster leeri, e tricoghaster tricopterus, a patto che le vasche sia abbastanza grandi, oltre il metro. Anche il nostro beniamino ovviamente , il Betta splendens, con la sola accortezza di non metterlo in un biotopo dove vivono i barbi in quanto quest’ultimo hanno il pessimo vizio di pizzicare le pinne del Betta portandolo alla fine alla morte. Anche il Botia macracanta rientra nella specie di pesci che si possono introdurre, personalmente in alcuni allestimenti ne ho messo una decina sul fondo ed è spettacolare vederli muoversi in branco come cavalli sul fondale della nostra vasca, non dimentichiamo il timido Pangio kuhlii timido “serpentello”  dalla colorazione attraente.

 

Qualche informazione ulteriore riguardo l’acqua da utilizzare non guasta di certo. Il nostro Betta vuole un acqua molto tenera, negli allevamenti Italiani, viene allevato nell’acqua di rubinetto, nella maggioranza degli allevamenti, ma molti altri utilizzano degli impianti di osmosi. Se invece il vostro piccoletto arriva direttamente dall’oriente, quasi certamente l’acqua in cui è stato allevato somiglierà molto di più all’acqua di osmosi. Ha un pH generalmente leggermente acido (6,5) risulta molto tenera, quindi GH e KH molto bassi, quindi procuratevi dell’acqua d’osmosi o di sorgente e vedrete che stare molto bene, e vi ringrazierà “scodinzolando” in giro per la vasca. Anche la temperatura deve essere intorno ai 26°C, quindi munitevi di un termoriscaldatore adatto alle dimensioni della vasca.

bene la vostra avventura è appena iniziata.

Avete molte altre domande da fare vero ? perchè non ci contattate nel forum , saremo lieti di potervi aiutare a trovare una risposta a tutte le vostre domande.

fonte :

http://www.practicalfishkeeping.co.uk/content.php?sid=66

http://www.seriouslyfish.com/

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Massimo Butera
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