Nelle vasche dedicate a specie che prediligono acque tenere e scure, sono solito utilizzare un vecchio sistema che mi ha sempre dato buoni frutti.
Si tratta, in pratica, di usare della normale torba bionda di sfagno come substrato.
La potete acquistare nei garden center o nei negozi di fiori, l’importante è che non sia fertilizzata in nessun modo e che il residuo organico sia quasi nullo.

Alcuni allevatori usano questo terriccio per trattare l’acqua dei cambi senza altri accorgimenti.
Io invece preferisco farla bollire.

Torba bollita

Torba bollita nella pentola, asciutta nel secchio verde.

Lasciare la torba per qualche minuto in acqua bollente serve innanzitutto a non farla galleggiare una volta inserita in vasca e poi a sterilizzarla nel miglior modo possibile (perlomeno con i metodi casalinghi). Una volta bollita, lascio riposare per un po’, poi la scolo e la strizzo con un asciugamano. Il processo è lungo e “sporco”, ma alla fine ottengo un bel terriccio morbido che vado a posizionare sul fondo della vasca.

Vasca torba

Ricopro tutto con almeno due centimetri di torba. Poi aggiungo le foglie di quercia, faggio e Katappa (precedentemente bollite sempre per gli stessi motivi appena menzionati) ed infine verso l’acqua, avendo cura di usare un sacchetto o un piatto adagiato sul fondo per non intorbidire troppo.

Foglie quercia

I benefici di questo metodo si riassumono in quanto segue:
1. pH acido, se usata con acqua d’osmosi ed in base a quanta torba si inserisce si possono arrivare anche a valori intorno al 5 (nella vasca dei Betta rutilans ho pH inferiore al 5).
2. Acqua scura, ideale per molti pesci, specialmente per i nostri amati Betta, tranne qualche eccezione.
3. Decomposizione veloce dei detriti: l’acidità della torba velocizza il processo di distruzione dei residui di cibo ed altro e si limita quindi l’inquinamento.
4. Se usata insieme alla foglie, una volta che queste si decomporranno, si formeranno dei microorganismi che saranno perfetti per alimentare i piccoli nati spontaneamente in vasca e inoltre si favorirà il processo di “automantenimento” dell’acquario.
5. Estetica vicina a quella di molti biotopi, bella e naturale.
6. Risparmio economico, la torba costa davvero poco.

Certo, se volete acquari olandesi o zen, questo sistema non è adatto a voi, perché riduce drasticamente l’illuminazione, non permette di piantare piante sul fondo (quindi solo galleggianti, Pothos o in vaso) ed inoltre, in un acquario da soggiorno, potrebbe non sortire un effetto estetico comune.
Ma se volete delle vasche naturali e dei pesci non stressati ed eccessivamente timidi, potrebbe tornarvi davvero utile.

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Daniele lele Zabeo
Daniele Zabeo, 38 anni, il primo acquario lo allestisce a 15 anni. Diventa allevatore, con cognizione di causa, a 22. Gestisce (nelle veci di vicepresidente) la sezione pesci autoctoni per conto dell’associazione animalisti provincia di Venezia, ora scioltasi. Riproduce e mantiene varie specie: Betta non selezionati, killifish, pecilidi non selezionati, goodeidi.
Si concentra sopratutto sul lato “wild” e sul concetto di mantenimento delle specie selvatiche e a rischio di estinzione.