Prenderci cura del nostro Betta implica anche conoscere quali sono le principali e più frequenti malattie che possono colpirlo, spesso riconoscere tempestivamente i sintomi di una patologia ed iniziare in questo modo, il prima possibile, una cura adeguata equivale ad aumentare notevolmente le possibilità di successo.
Riconoscere una malattia fin dai primi sintomi non è affatto semplice, questa capacità si acquisisce solo con l’esperienza e cercando di ampliare la nostra cultura acquariofila attraverso la lettura di articoli specifici; a tale scopo ho deciso di realizzare una guida in cui sono menzionate le principali malattie che possono colpire il Betta splendens.
Innanzitutto, voglio ricordare che il rimedio migliore per ogni patologia è sempre la prevenzione, un pesce in salute e quindi con un SISTEMA IMMUNITARIO forte è capace di contrastare benissimo da solo ogni tipo di infezione, senza l’aiuto di un medicinale. Una salute ottimale per il nostro Betta può essere garantita soprattutto da tre accorgimenti importanti:

-valori dell’acqua buoni, il Betta necessita di acqua tenera e con un pH leggermente acido, compreso fra 6.5 e 7; spesso è utile mettere delle foglie di catappa che rilasciano in acqua tannini ed acidi umici, svolgendo un’azione benefica sui nostri pesci e ci aiutano a prevenire lo sfrangiamento delle pinne. Inoltre, ammoniaca e nitriti, molto tossici per i pesci, devono essere a zero e ciò è possibile solo attraverso l’utilizzo di un filtro maturo ed efficiente; ed i nitrati devono essere bassi, io personalmente consiglio di non superare la soglia di 10-15 mg/L.
-Alimentazione varia, bisogna fornire al nostro Betta sia granulato, sia cibo vivo e congelato, senza dimenticare un po di verdura, in questo modo avrà una dieta senza carenza di nutrienti, e ciò va ad incidere positivamente sulla sua salute, rafforzando anche il Sistema Immunitario. Inoltre ricordo che il Betta deve essere alimentato poco e spesso, perchè tende ad abbuffarsi e può facilmente soffrire di occlusione intestinale.
-Infine, un altro accorgimento che possiamo prendere per evitare spiacevoli sorprese, è quello di quarantenare i nuovi pesci che vogliamo inserire nell’acquario con il nostro Betta, soprattutto se provengono dalle vasche in negozio; in questo modo possiamo evitare di introdurre agenti patogeni nel nostro acquario.

Passiamo adesso ad elencare le principali malattie che possono colpire il Betta splendens:

CORROSIONE DELLE PINNE: una delle affezioni più diffuse, soprattutto per le varietà di Betta a pinne lunghe, la corrosione può essere meno grave quando si ha solamente un leggero sfrangiamento delle pinne ed in questo caso la causa più frequente sono valori dell’acqua non adatti, in modo particolare un pH troppo alto. Oppure la corrosione può essere molto più grave, tanto da portare le pinne a disintegrarsi in breve tempo, in questo caso possiamo osservare un bordino bianco sulle lacerazini che indica un’infezione batterica in corso.
Il trattamento per la corrosione delle pinne spesso dipende dalla gravità degli sfrangiamenti, quando non vi sono gravi lacerazioni può essere sufficiente abbassare il pH dell’acqua ed usare qualche foglia di catappa che ha una blanda azione battericida. Nei casi più gravi dobbiamo utilizzare un medicinale specifico; a tal proposito ci sono prodotti per uso acquariofilo che danno dei buoni risultati, uno su tutti è il DESSAMOR, che contiene:
10,00 mg solfato di rame(II) pentaidrato
4,00 mg etacridina lattato
2,75 mg blu di metilene
2,00 mg acriflavina cloruro
Dosaggio del Dessamor:
1° giorno: Versare 60 gocce (3 ml) di dessamor per 100 I di acqua di acquario. Non somministrare mangime. Separare il filtro dall’acquario e lasciare girare la pompa a ciclo chiuso per conservare vitali i microrganismi presenti nel filtro; oppure possiamo effettuare il trattamento in una vaschetta a parte. Aerare l’acqua dell’acquario.
2° giorno: 30 gocce (1,5 ml) di dessamor per 100 I di acqua di acquario. Non somministrare mangime.
3° giorno: Nessuna somministrazione di farmaco. Dare il mangime normalmente. Se il materiale filtrante è stato conservato a parte, non inserirlo subito in acquario.
II materiale filtrante in questo caso va lavato sommariamente con acqua a temperatura media (non accuratamente per conservare una parte dei microrganismi).
4°-6° giorno: Non somministrare il prodotto. Dare normalmente il cibo ai pesci.
7° giorno: Versare 60 gocce (3 ml) di dessamor per 100 I di acqua di acquario. Non somministrare mangime.
8° giorno: Non somministrare farmaci. Dare il mangime normalmente. Cambiare il 30 % circa dell’acqua dell’acquario. Rimettere in funzione il filtro; e filtrare su carboni attivi per 24-48 ore in modo da eliminare i residui di medicinale dall’acqua. Se il materiale filtrante è stato conservato a parte, non inserirlo subito in acquario.
Se la corrosione è davvero molto grave, con le pinne ridotte a brandelli allora possiamo puntare direttamente su un antibiotico come il BACTRIM, che viene usato al seguente dosaggio: 1 cmp per 30 litri di acqua, il trattamento deve durare almeno 5 giorni.

ICHTHYO: l’Ichthyofiriasi è conosciuta anche come MALATTIA DEI PUNTINI BIANCHI, è una patologia molto diffusa e che coplisce la maggior parte dei pesci in acquario.
Spesso questa malattia viene portata in vasca proprio con l’introduzioni di nuovi pesci che non sono stati quarantenati, oppure insorge con dei repentini abbassamenti di temperatura quando il parassita è gia presente nel nostro acquario. La malattia è causata da un parassita ciliato, le cui dimensioni sono di circa 0.5- 1.5 mm. Il
parassita adulto è un ottimo nuotatore ed ai fini riproduttivi si attacca a qualsiasi oggetto in zone tranquille della vasca e li si suddivide in tante parti.
All’interno della sua capsula il Tomonte (così è chiamato in questo stadio) si riproduce rapidamente dando origine a numerosissimi Tomiti (fino a un migliaio) che fuoriescono e nuotano alla ricerca di un nuovo ospite. I tomiti possono sopravvivere liberi per diversi giorni, ma la loro vitalità diminuisce progressivamente.
Il tempo di maturazione del parassita varia da 4 a 40 giorni a seconda della temperatura, in genere non tollera temperature sopra i 27-28 gradi.
L’Ichthyofiriasi si manifesta con i pesci che progressivamente si riempiono di puntini bianchi simili a dei granelli di farina; i parassiti si insediano anche nelle branchie, provocando irritazione, prurito e in fine i pesci possono morire per asfissia.
La cura prevede soprattutto 2 metodi, la termoterapia e l’uso di un medicinale specifico come il Faunamor. La termoterapia si usa soprattutto quando la malattia è nelle fasi inizili, e quindi per arrestane lo sviluppo basta portare un po alla volta la temperatura dell’acqua sopra i 30 gradi; il trattamento si prolunga per una settimana circa. Per un effetto più efficace, allora associamo alla termoterapia anche un medicinale come il Faunamor che è a base di blu di metilene; ricordo che è importante aerare per bene l’acqua.

OCCLUSIONE INTESTINALE: anche questo disturbo è piuttosto frequente nei Betta e deriva dal fatto che il Betta è un pesce ingordo, e sta a noi a limitare la somministrazione di cibo. L’occlusione intestinale comporta un gonfiore nella parte addominale e nei pressi dell’ano; generalmente basta lasciare il pesce a digiuno per qualche giorno e poi somministrargli un po di verdura lessa (ottimo il pisello sbucciato) per aumentare l’apporto di fibre. Come medicinale, nei casi più gravi si può usare un purgante come qualche cristallo di cloruro di magnesio da sciogliere in acqua.

IDROPISIA: è una delle peggiori patologie che possono colpire il nostro Betta, in realtà per essere più precisi l’idropisia non è una malattia, ma un sintomo causato da un’infezione batterica interna che provoca la degenerazione ed il gonfiore degli organi del pesce. L’idropisia è causata soprattutto da condizioni igieniche non idonee della nostra vasca, e colpisce per lo più pesci vecchi o indeboliti, che hanno un Sistema Immunitario compromesso. L’unico modo per contrastare l’idropisia è quello di intervenire rapidamente, prima che gli organi interni siano del tutto compromessi; riconoscere questo sintomo è abbastanza semplice perchè il pesce colpito si gonfia ed assume una tipica forma ad “ananas” con le squame sollevate. Altri sintomi che possono portarci a dedurre che ci sia un’infezione batterica agli organi interni sono: esoftalmo, apatia ed inappetenza, stazionamento del pesce sotto la superficie dell’acqua e dondolio costante.
Per la cura, il farmaco principale è sicuramente l’Ambramicina, un antibiotico per uso umano appartenente alla classe delle Tetracicline. Il dosaggio deve essere una capsula di 250 mg per ogni 30 litri di acqua; il farmaco colora l’acqua e forma schiuma, anche per questo sarebbe meglio usare un aeratore. La cura deve durare 5 giorni, al terzo giorno dobbiamo fare un cambio del 30% di acqua e ridosare il medicinale.

betta_dropsy

3 (1)

3 (2)
MICOSI: le micosi sono infezioni causate dai funghi e si presentano come chiazze cutanee bianche e filamentose, che assomigliano ad un batuffolo di cotone. Questa patologia è ben distinguibile, e per questo può anche essere velocemente curata; se si interviene velocemente ci sono ottime possibilità di successo, tuttavia se trascurata, la malattia può portare ad una lenta morte del pesce colpito. Le cause più frequenti di micosi cutanea sono da ricercare soprattutto nelle cattive condizioni igieniche della vasca, e vengono colpiti soprattutto pesci indeboliti o vecchi, che hanno già un Sistema Immunitario compromesso; dunque curare la malattia senza migliorare le condizioni generali dell’acquario servirebbe a poco.
Spesso la micosi può comparire come effetto secondario di una malattia già in fase di sviluppo, che determina l’indebolimento del pesce; ad esempio spesso le infezioni batteriche causano in concomitanza anche una micosi. Come rimedio a questa patologia, oltre ad avere un acquario con valori ottimali e fornire ai nostri pesci una dieta varia e completa, possiamo usare: bagni di sale, in caso lo sviluppo della micosi è nelle fasi iniziali; tuttavia bisogna ricordare che i Betta tollerano poco il sale, quindi per loro è necessario un dosaggio basso, in genere si utilizza 10g di NaCl in un litro d’acqua, ed il trattamento non deve superare i 10 minuti. Con l’utilizzo del sale si cerca di uccidere i parassiti per SHOCK OSMOTICO.
Se la micosi è già ben sviluppata, allora sarà necessario un trattamento con ACRIFLAVINA; questo disinfettante è presente in alcuni farmaci per uso acquariofilo come ad esempio il DESSAMOR o MYCOVERT.

PARASSITI INTESTINALI: un’infezione intestinale può avere diverse cause, FLAGELLATI, VERMI ed alcune volte può essere anche di origine BATTERICA. I sintomi presenti spesso sono gli stessi, inappetenza, dondolio, apatia, timidezza eccessiva, e visibile dimagrimento, e quindi riuscire a capire quale sia la causa della malattia non è affatto semplice.
Come primo trattamento, che si effettua spesso come azione preventiva quando notiamo che il nostro Betta non è molto in forma, si può usare aglio sminuzzato e vitamine nel cibo. Tuttavia, quando l’infezione intestinale è già in fase avanzata ed il pesce non ha voglia di mangiare, allora bisogna ricorrere ad un trattamento farmacologico vero e proprio.
Per un’infezione da flagellati che probabilmente è la tipologia più diffusa, il medicinale d’eccellenza è il METRONIDAZOLO, che è contenuto in farmaci per uso umano come il flagyl o il vagilen. Un pesce colpito da flagellati, oltre ad inappetenza e dimagrimento, produce feci trasparenti. Ricordo che i flagellati tollerano poco le alte temperature, per cui per una terapia adeguata è meglio alzarla fino a 30-32 gradi.
Per un infezione da vermi la situazione è più complicata; infatti ci sono diversi tipi di verminosi, quelle più comuni sono causate da nematodi come CAPILLARIA o CAMALLANUS, i quali vengono introdotti nell’intestino del Betta attraverso il cibo vivo o sono portati in vasca da altri pesci. La cura per questi vermi va fatta con farmaci specifici, ad esempio si può utilizzare il Droncit un farmaco ad uso veterinario che contiene PRAZIQUANTEL.
Per un infezione batterica va utilizzato come medicinale il BACTRIM, una compressa da sciogliere per 30 litri d’acqua, il trattamento deve durare almeno 5 giorni.

 

CORROSIONE DELLE BRANCHIE: il danneggiamento delle branchie può essere causato da infezioni batteriche o di tipo fungino; anche valori non idonei dell’acqua portano ad un’irritazione dell’epitelio branchiale e queste appaiono vistosamente arrossate. Nei casi gravi di infezione, il pesce arriva ad una lenta e sofferente morte per soffocamento.  La terapia prevede l’utilizzo di medicinali a base di blu di metilene, verde di malachite e acriflavina; quello che è più facilmente reperibile in commercio è il Dessamor. Nei cai più gravi di corrosione batterica è possibile usare anche il Bactrim.

PARASSITI CUTANEI: possono essere di diversi tipi, ci sono vermi cutanei come Gyrodactyloidea e Dactylogyridea, flagellati cutanei come la Costia, o anche crostacei come la lernea. I vermi cutanei sono vermi uncinanti che vivono sulla cute e nelle branchie, causandone irritazione e uno stato di agitazione del pesce, che si muove a scatti e si sfrega sugli arredi. Il Gyrodactyloidea colpisce soprattutto la pelle e in caso di attacchi massicci si formano delle lesioni sanguinolente sulla livrea.
Il Dactylogyridea colpisce soprattutto le branchie, solitamente i discus ne sono portatori, ed il pesce colpito ha difficoltà nella respirazione perchè produce una grande quantità di muco che va ad ostruire le vie aeree; i pesci affetti presentano gli opercoli branchiali molto aperti, stazionano sotto la superficie dell’acqua, a volte respirano con una sola branchia, mentre l’altra è chiusa. Per la cura possiamo usare: dei bagni in acqua e sale per casi lievi, oppure si deve usare il Droncit farmaco veterinario contenente Praziquantel. Nei casi gravi, ad esempio per la terapia di discus infestati, si usano fare anche dei bagni in acqua e formalina (2/4 ml in 10 L di acqua per max 30 minuti); la formalina è piuttosto tosica e tende a bruciare le pinne.
La Costia è un flagellato che aggredisce la cute e la può danneggiare seriamente, provocando anche gravi ulcerazioni. In genere vengono colpiti i pesci più deboli, che iniziano a produrre un’alta quantità di muco ed assumono una livrea grigio-bluastra lucida. Essendo un flagellato non sopravvive alle alte temperature, per cui per il trattamento possiamo portare la temperatura fino a 31-32 gradi, come medicinale possiamo usare il Dessamor, oppure una soluzione di 1g/L di blu di metilene, o anche l’acriflavina è ottima come disinfettante.
La lernea è un parassita che si ancora alla pelle ed è ben visibile ad occhio nudo; questo tipo di infezione è sempre causato da condizioni igieniche poco idonee dell’acquario, e generalmente porta ad un ulteriore indebolimento del pesce e la comparsa di altre infezioni concomitanti come micosi. Generalmente il trattamento prevede dei bagni in acqua e sale.

AVVELENAMENTO CAUSATO DA METALLI PESANTI/VALORI NON IDONEI: quando l’acqua della vasca non ha valori ottimali, o peggio ancora vi è un avvelenamento da metalli pesanti, allora possiamo osservare lo sbiadimento dei colori della livrea con movimenti concitati dei pesci, un’eccessiva produzione di muco, a volte ci sono segni di difficoltà respiratorie; questi segni sono presenti nella maggioranza se non nella totalità dei pesci di uno stesso acquario. Innanzitutto è importante controllare subito i valori, e mettere un aeratore che faciliti la respirazione; poi si procede a fare dei cambi d’acqua ravvicinati, ogni paio di giorni, in modo da cambiare gran parte dell’acquario in vasca.

Concludendo, voglio ricordare che questa rappresenta solo una guida generica sulle malattie che possono colpire i nostri Betta, e che per ulteriori informazioni e chiarimenti, è sempre bene postare sul nostro forum in modo che più persone possano intervenire e riportare la loro esperienza; solo in tale modo possono essere dati consigli utili al fine di fare la scelta migliore per la salute dei nostri pesci.

Commenti

commenti

10677 - Visite totali - 6 - Visite odierne -
Gerardo Colasante
Mi chiamo Gerardo Colasante e sono "acquariofilo vero" da circa 6-7 anni, il mondo sommerso mi ha sempre affascinato fin da piccolo. Il mio nickname CATFISH deriva dalla mia passione per i pesci da fondo, soprattutto i Loricaridi, a cui ho dedicato alcune delle mie vasche. Da qualche anno, oltre ai Biotopi Sudamericani che mi hanno sempre appassionato, mi sono avvicinato anche ai Labirintidi e agli ambienti del Sud-est Asiatico, e ho cominciato a coltivare interesse verso i Betta, sia nelle forme ornamentali, sia per i non-selezionati.
Attualmente possiedo due coppie di HMPK, una koi e l'altra marblè, e poi una bellissima coppia di Betta albimarginata locati nel bacino del fiume Sebuku nell'est Kalimantan (Borneo).