Tutti noi che siamo appassionati di acquariologia e nello specifico del Betta splendens ci siamo ritrovati qualche volta con qualche pesce in vasca che ha manifestato delle malattie e questo ci ha spinti a conoscere la malattia, le cure e le cause che hanno portato il nostro Betta splendens ad ammalarisi. In questo articolo ci concentreremo sulla prevenzione un aspetto spesso trascurato da chi alleva Betta Splendens.

costia

 

Molti quando dopo solo qualche giorno dal’acquisto vedono il loro Betta ammalarsi in vasca tendono immediatamente ad attribuire la colpa della malattia al venditore del Betta. Tuttavia uno dei principali fattori che porta all’insorgenza di malattie, come d’altronde accade anche nel caso di noi esseri umani è lo stress. Situazioni debilitanti come viaggi estenuanti, sovraffollamento, acqua non idonee, fame, possono indebolire le difese immunitarie del nostro Betta così che si ammalerà più facilmente.

Pertanto se vogliamo fare un’adeguata prevenzione per evitare l’insorgenza di malattie dobbiamo prestare particolare attenzione ai fattori sopra menzionati.

Pertanto una buona manutenzione della vasca ospitante è la base per una buona prevenzione. Questo è un fattore da non sottovalutare. Perché mentre in natura un pesce può spostarsi da una zona ad un’altra fino a quando non trova le condizioni ideali di vita, in acquario questo gli risulterà impossibile. Inoltre è bene ricordare che: batteri, parassiti, funghi, sono sempre presenti in acquario e un pesce in salute è capace in maniera naturale di difendersi da questi agenti patogeni.

Perché il pesce sia in salute è importante prestare attenzione ai valori dell’acqua della nostra vasca, come anche alla densità della popolazione e la varietà di popolazione, perché la presenza di pesci che tendono ad aggredire il nostro Betta saranno fonte di stress e di ferite potenzialmente molto pericolose.

 

Volendo così concentrare la nostra attenzione sui valori chimici della nostra vasca, osserveremo più da vicino quei valori che sono direttamente influenzati dalla popolazione, dalla pulizia della vasca e dalla sua capacità filtrante.

Quindi parleremo di: Ammonio, Ammoniaca, Nitriti e Nitrati.

Il processo col quale le sostanze organiche vengono trasformate in sostanze inorganiche più semplici tramite la mineralizzazione delle proteine che sono contenute in larga misura nei mangimi per pesci, nelle loro feci e urine produce l’ammoniaca.

Questa si presenterà nella sua forma più tossica (NH3) non ionizzata. Ma anche nella sua forma meno tossica quindi ionizzata (NH4+). È bene ricordare che il valore di pH influenzerà la presenza dell’una o dell’altra forma. Pertanto un acqua alcalina, quindi con valori di pH>7 conterrà maggiori quantità di ammoniaca. Un buon sistema di filtraggio sarà fondamentale per il controllo dell’ammoniaca. Infatti un buon filtro biologico può, grazie a dei batteri specifici presenti al suo interno, il genere Nitrosomas, trasformare in maniera rapida l’ammonica in Nitriti (NO2) già meno tossici per i pesci a parità di concentrazione, i Nitriti a loro volta sempre nel filtro biologico vengono attaccati da un altro batterio denominato Nitrobacter il quale se ne nutre trasformandoli in Nitrati i quai diventano tossici solo in elevate concentrazioni. Ora è vero che questi batteri sono presenti anche nel sottofondo delle nostre vasche, ma questi muoiono lì a causa delle scarse concentrazioni di ossigeno e anche a causa della luce essendo questi fotosensibili. Possiamo allora facilmente comprendere perché dovremmo preferire per la gestione delle nostre vasche dei filtri biologici a quelli meccanici. Ne consegue anche ché, la popolazione della nostra vasca dipenderà si dalle dimensioni della stessa ma ancor di più dalla capacità del filtro di depurare la stessa. Una popolazione densa di pesci sarà fonte di stress, può produrre eccesso di anidride carbonica, può aumentare la possibilità di litigi e quindi ferite con conseguente infezione delle stesse e stress per tutti gli inquilini della vasca.

A questo punto e bene ricordare che le piante in acquario non solo, come molti sanno, si nutrono di nitrati, ma anche se in quantità esigue di ammonio, pertanto una vasca con un buon equilibrio biologico avrà sempre al suo interno una buona vegetazione, anche perché la vegetazione ricca di una vasca è la sola ad assorbire i nitrati i quali altrimenti dovrebbero essere asportati dalla vasca con cambi frequenti di acqua che diverrebbero di conseguenza fonte di stress per i nostri pesci.

Alcuni batteri (Costia, Chilodonella e Trichodina) proliferano quando i cambi dell’acqua sono insufficienti o il filtro non funziona bene e pertanto le condizioni dell’acqua diventano inquinanti.

Assolta la questione filtraggio, concentriamoci adesso sui valori della nostra acqua come per esempio il pH.

Valori di pH non conformi alle necessità del nostro Betta sono fonte di stress e quindi di malattie per i nostri pesci. Per intenderci, anche in natura i pesci generalmente si trovano a dover affrontare sbalzi di pH, immaginate per esempio un Betta che vive in una pozza che viene inondata da un improvviso monsone, già questo potrebbe produrre un sbalzo dei valori di pH. Quindi i pesci hanno una naturale capacità di tollerare valori diversi da quelli adatti alla loro vita. Tuttavia il perdurare di tali cambiamenti di pH possono produrre malattie cutanee ed infezioni di tipo batterico ai nostri Betta. Il rischio in particolare per il Betta lo si ha maggiormente quando i valori sono alcalini, quindi pH superiori a 7.

Una delle migliori soluzioni per mantenere valori acidi dell’acqua per il Betta è l’utilizzo di acque osmotiche. Si possono inoltre inserire in vasca foglie di catappa la quale contribuisci al controllo del pH e rilascia importanti oligoelementi utili alla vita del nostro Betta.

Un discorso simile lo possiamo affrontare in merito alle temperature. Queste va ricordato che influiscono molto  sullo sviluppo di malattie nei nostri pesci, ad esempio i Flexibacter columnaris si sviluppa fra i 25°C e i 30°C. Mentre altri batteri, come la Chilodonella o la Costia, si sviluppano a basse temperature 18/22°C.

Vien da se che alcune malattie dettate da batteri termosensibili come quelli indicati sarà possibile debellarle se colte nelle loro prime fasi di sviluppo con una adeguata terapia termica.

Ovviamente piccole variazioni di temperatura saranno ben tollerate dai pesci ed anche dal Betta, ma gli sbalzi di temperatura risulteranno particolarmente stressanti e quindi veicolo di malattie per il Betta. Va ricordata l’importanza del mantenimento in prossimità del pelo dell’acqua di temperature prossime a quelle dell’acqua, a motivo della caratteristica tipica dei labirintidae, cioè di respirare ossigeno prelevandola direttamente dell’atmosfera.

Un altro potenziale focolaio di malattie è legato all’alimentazione.

Il Betta è un pesce molto vorace, pertanto un alimentazione troppo esigua o un alimentazione eccessiva potrebbero essere fonte di malattie ed occlusioni intestinali. Essendo un pesce onnivoro alla cui base alimentare però ci sono gli insetti, si dovrà tenere conto di questo nella scelta corretta dell’alimentazione. L’alimentazione dovrà essere varia, prevedendo la somministrazione alternata di cibo secco, possibilmente granulare, ma anche di cibo vivo e/o surgelato, come chironomus , dafnie, anguillole etc. Ricordare, che i pesci in natura non trovano quantità abbondanti di cibo ne tantomeno eccessivamente proteiche, sarà utile per evitare di sovralimentare il nostro Betta. Abbiamo parlato di un pesce onnivoro, potremmo, anzi dovremmo quindi integrare la sua dieta con della verdura sbollentata, e qualche volta anche dell’aglio finemente tritato, molto utile contro i parassiti e i vermi intestinali.

Un’altra fonte di malattia a cui prestare attenzione ai fini della prevenzione è l’inserimento di nuovi inquilini in vasca è buona norma non introdurre mai acqua proveniente da un altro acquario nella nostra vasca. Sciacquare abbondantemente anche le piante quando le introduciamo.

Anche prima di introdurre un nuovo inquilino è buona norma quarantenarlo. Quindi sarà utile fornirsi di una vasca adatta allo scopo, circa 10 litri per un Betta vanno bene. Dovrebbe essere accessoriata di tutto il necessario per garantire valori ottimali dell’acqua, qui dovrebbe rimanere almeno un’intera settimana al fine di verificare l’insorgenza di eventuali patologie presenti. Legata a malattie già in incubazione o anche allo stress da viaggio.

Alcuni hanno l’abitudine di agire preventivamente utilizzando degli antibiotici che vengono somministrati durante la quarantena. Ictyo, Costia, Chilodonella, vermi delle branchie e della pelle e infezioni batteriche, legate allo stress possono manifestarsi in maniera virulenta durante questa fase critica. Ecco che alcuni hanno acquisito l’abitudine di intervenire in maniera preventiva con un “ cocktail “ di medicinali

La formula viene calcolata per ogni 10 litri di acqua e il trattamento va portato avanti per i due giorni successivi all’arrivo dei pesci: 1,5-2 mg Nifurpirinolo, 2 o 3 gocce di FMC, 40 mg Metronidazolo.

Personalmente preferisco agire in questa fase supportando il Betta con metodi naturali. Come l’aggiunta di qualche granulo di sale grosso in vasca che aiuterà contro l’insorgenza di infezioni cutanee e anche la somministrazione di aglio e verdure nella dieta che lo aiuteranno nell’eliminazione di eventuali parassiti intestinali.

Se alla fine della settimana non compaiono malattie il nostro amico è pronto per essere inserito in vasca. Vedremo con articoli successivi come affrontare eventuali malattie quando nonostante tutti i nostri accorgimenti queste dovessero manifestarsi.

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Massimo Butera
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